La risposta breve, e non ti piacerà
No. Non esistono prove solide che gli ambidestri siano più intelligenti degli altri. Anzi: diversi studi su campioni molto ampi hanno trovato l'esatto contrario, cioè un rendimento leggermente peggiore in chi dichiara di non avere una mano dominante.
Lo so, non è la risposta che trovi nella maggior parte degli articoli su questo argomento. Ma è quella onesta, ed è anche più interessante di quella comoda — perché il motivo per cui quei dati vengono fuori non è affatto quello che sembra.
Da dove arriva il mito
Il mito ha due genitori, e nessuno dei due gode di ottima salute.
Il primo è l'aneddoto sui geni. Leonardo da Vinci, Einstein, Benjamin Franklin: i nomi girano sempre gli stessi. Il problema è che la lista regge poco alla verifica. Einstein, per dirne uno, era destrimane — lo si vede in decine di fotografie mentre scrive alla lavagna, e la storia del suo mancinismo è una leggenda metropolitana nata proprio dal desiderio di associare il genio a qualcosa di anomalo.
Su Leonardo il discorso è più serio, e in un altro articolo l'ho raccontato per esteso. Ma anche fosse tutto confermato, resterebbe un aneddoto: da "alcune persone geniali erano ambidestre" non segue "essere ambidestri rende geniali". Sono due frasi diversissime, e confonderle è il motore di metà delle sciocchezze che leggiamo online.
Il secondo genitore è il mito dei due emisferi: l'idea che il sinistro sia la sede della logica e il destro quella della creatività, e che usare entrambe le mani li "sincronizzi". È una storia bellissima. È anche falsa, e su questo la ricerca è stata piuttosto brutale.
Cosa dicono davvero gli studi
Qui la faccenda si fa scomoda, quindi preferisco metterla in chiaro.
Nel 2008 un gruppo guidato da Michael Corballis ha raccolto preferenza manuale e punteggi cognitivi di 1.355 persone, attraverso un test di intelligenza trasmesso in televisione su scala nazionale in Nuova Zelanda. Chi dichiarava di scrivere indifferentemente con entrambe le mani ha ottenuto risultati peggiori sia dei destrimani che dei mancini, in prove di aritmetica, memoria e ragionamento[1].
Non è un caso isolato. Uno studio su un ampio campione rappresentativo ha rilevato che i bambini senza una mano di scrittura preferita ottenevano risultati inferiori in quasi tutte le misure di sviluppo[2].
E per quanto riguarda i mancini — l'altra metà del mito — una revisione sistematica con meta-analisi ha concluso che i destrimani hanno punteggi di QI trascurabilmente più alti[3]. Trascurabilmente. Cioè: la differenza esiste sulla carta ed è così piccola da non significare nulla per la singola persona.
Attenzione a un dettaglio che cambia tutto.
Quegli studi non misurano persone che si sono allenate a diventare ambidestre. Misurano persone che, a un questionario, hanno risposto di non avere una mano dominante.
Sono due popolazioni diverse. La seconda include anche casi di lateralizzazione cerebrale atipica, che in una piccola minoranza si accompagna a difficoltà dello sviluppo — ed è probabilmente quella minoranza a spostare la media verso il basso.
Tradotto: quei dati non dicono che allenarti ti renderà meno brillante. Dicono che "non avere una mano dominante dalla nascita" e "aver imparato a usare bene l'altra mano" sono due cose che non andrebbero mai messe nello stesso gruppo.
Il mito del cervello diviso a metà
Veniamo all'idea più dura a morire: quella dell'emisfero logico e dell'emisfero creativo.
Nel 2013 un gruppo dell'Università dello Utah ha analizzato le scansioni cerebrali a riposo di 1.011 persone tra i 7 e i 29 anni, misurando la lateralizzazione funzionale su oltre 7.000 regioni cerebrali[4]. Cercavano esattamente questo: persone "a dominanza sinistra" e persone "a dominanza destra".
Non le hanno trovate.
Esistono eccome specializzazioni locali — il linguaggio, per esempio, tende a essere lateralizzato a sinistra nella maggior parte delle persone. Ma non esiste alcun profilo globale per cui un individuo usi prevalentemente un emisfero. Nessuno è "cervello destro". Nessuno è "cervello sinistro".
Il granello di verità che ha generato il mito è quella specializzazione locale. Tutto il resto ci è stato aggiunto sopra. Se vuoi la versione lunga e con le dovute sfumature, l'ho raccontata parlando di creatività e logica negli emisferi cerebrali.
Cosa succede davvero quando ti alleni
A questo punto la domanda legittima è: se non mi rende più intelligente, allora a cosa serve?
Serve a quello che serve davvero, e non è poco.
Allenare la mano non dominante è apprendimento motorio, e l'apprendimento motorio produce cambiamenti reali e misurabili. Esercitando un movimento con una mano, anche l'altra migliora senza averlo mai provato — un fenomeno chiamato trasferimento intermanuale, documentato da decenni[5]. Il tuo cervello non archivia l'abilità solo nel braccio che si muove: una parte la conserva in forma astratta, e entrambe le mani possono attingervi.
Quello che non puoi concludere è che questo si traduca in un aumento dell'intelligenza generale. Migliorare in un compito motorio ti rende migliore in quel compito motorio e in quelli imparentati. Non nella matematica, non nella memoria, non nel ragionamento astratto.
Chiunque ti prometta il contrario ti sta vendendo qualcosa — e vale la pena notare che io un libro sull'ambidestrismo l'ho scritto davvero, quindi avrei tutto l'interesse a raccontartela diversamente.
Allora perché farlo
Perché le ragioni oneste sono più che sufficienti, e non hanno bisogno di essere gonfiate.
- Curiosità pura. Scoprire che una parte del tuo corpo che hai ignorato per trent'anni è perfettamente capace di imparare è un'esperienza che non si dimentica.
- Resilienza pratica. Chiunque si sia rotto il polso destro sa esattamente di cosa parlo.
- Sport e mestieri. Dal calcio alla chirurgia, la bilateralità è un vantaggio concreto e misurabile.
- Attenzione. Usare la mano sbagliata ti costringe a rallentare e a essere presente in un gesto che normalmente fai in automatico. Non è meditazione, ma le assomiglia più di quanto mi aspettassi.
Nessuna di queste è "diventerai più intelligente". Tutte, secondo me, valgono comunque i dieci minuti al giorno.
Se sei curioso di sapere da che punto parti, il test ambidestro è il modo più rapido per scoprirlo — richiede un paio di minuti e ti dà un riferimento concreto da cui misurare i progressi.
E dimmi nei commenti: ci eri cascato anche tu nella storia dei due emisferi? Io sì, per anni.
La verità, e poi il metodo
Ho scritto questo articolo perché di pagine che ti promettono un cervello potenziato ce ne sono già abbastanza, e non ne serviva un'altra.
Diventare ambidestri non è una scorciatoia cognitiva. È un'abilità, e come tutte le abilità si costruisce con un metodo, in modo graduale, con risultati lenti ma reali. Se ti interessa la parte pratica, ho raccolto tutto in come diventare ambidestro](https://ambidestro.it/come-diventare-ambidestro/).
E nel mio libro "Come diventare ambidestro" ho messo in ordine l'intero percorso: un test di valutazione iniziale, decine di esercizi graduali per scrittura, disegno e coordinazione, e un programma giorno per giorno che tiene conto anche dei periodi in cui sembra che non stia succedendo nulla — che sono quelli che decidono se arriverai in fondo.
Nessuna promessa magica. Solo il percorso che avrei voluto trovare io quando ho iniziato.
- The relationship between hand preference, hand performance, and general cognitive ability (Corballis et al., 2008)
- Nature's experiment? Handedness and early childhood development (Demography)
- Right-handers have negligibly higher IQ scores than left-handers: Systematic review and meta-analyses
- An Evaluation of the Left-Brain vs. Right-Brain Hypothesis with Resting State Functional Connectivity Magnetic Resonance Imaging
- Specialization in interlimb transfer between dominant and non-dominant hand skills